BERRETTI GIALLI

 

 Racconti

 

L'ultimo attacco era stato particolarmente cruento, il gruppo dei Resistenti era ormai allo stremo. Si, certo, i Ribelli erano stati respinti, come al solito, ma tutti sapevano bene che sarebbe stato sempre più difficile continuare a difendere l'Edificio.

Gli attacchi stavano diventando talmente frequenti che il tempo a disposizione per riorganizzarsi, arginare i danni e riacquistare forze non era più sufficiente.

Sicuramente inadeguato per mezzi ed esperienza e tatticamente impreparato al conflitto, il gruppo dei Ribelli aveva a suo favore la netta superiorità numerica e il sapiente esercizio di una logica bellica anomala, difficilmente interpretabile, né prevedibile.

All’inizio pareva che ciascuno di loro agisse individualmente e a casaccio, in seguito risultò evidente che erano invece molto coesi. Avevano una strategia. Istintiva, quasi animale. E avevano un obbiettivo comune: la distruzione totale dell’Edificio e dei suoi difensori.

La tensione era palpabile, i Resistenti erano stanchi e debilitati. Cominciava a trapelare un pericoloso sentimento di scoraggiamento.

Con fare nervoso, una giovane Volontaria si avvicina alla finestra e spia tra le fessure della tapparella chiusa. "Sembra tutto cosi tranquillo, nessuno all'orizzonte.... ma è sicuro che attaccheranno oggi?” chiede con tono speranzoso.

"Ehi ragazzina, togliti subito queste fantasie dalla testa e stai all'erta, chiaro? I Servizi finora non hanno mai passato informazioni inattendibili. Purtroppo non possiamo avere certezze sull'orario, la Struttura non arriva a un tale livello di precisione. Ma arriveranno. E saranno in tanti. Piuttosto, com'è la situazione nel seminterrato?"

La domanda del Superiore arriva come una sferzata. Il silenzio che segue ha il sapore amaro dello sconforto. Non c'è bisogno d'altro, il Superiore capisce. L'ultimo attacco risale al tardo pomeriggio di ieri, non c'è stato tempo di rimuovere i detriti, nè di sistemare gli strumenti, nè di preparare la prossima tattica di difesa.

“Stavolta siamo spacciati” sibila tra i denti. “Il museo almeno è stato messo in sicurezza? Gli ultimi danni subiti sono stati ingenti, dovremmo perlomeno cercare di evitarne ulteriori.”

“Abbiamo fatto quello che abbiamo potuto”, interviene la sua Vice, “il museo sarà presidiato da quattro dei nostri uomini migliori. Altri tre resteranno di guardia al pian terreno, pronti ad intervenire se necessario. Ho messo qualcuno anche al secondo piano, finora non sono mai riusciti ad arrivarci ma…. non si sa mai. E’ un punto nevralgico, c’è tutta la nostra tecnologia…. se riescono ad infiltrarsi anche li è la fine….”

Ci siamo: rumore di automezzi in lontananza…. una leggera scarica di corrente inizia a circolare tra i corpi. Le Vedette si precipitano ai loro punti di osservazione: “Eccoli, sono sul piazzale. Maledizione, saranno almeno in 60!” La corrente si intensifica, il Superiore sa che quello è l’ultimo momento buono che ha per agire, un secondo di ritardo può determinare la disfatta. La paura è un corto circuito.

“Vado in avanscoperta”. Con fare deciso apre il portone. Ad attenderlo il dolce caldino di un pomeriggio assolato di maggio e, come aveva detto la Vedetta, almeno una sessantina di Berretti Gialli urlanti. Un lungo respiro a raccolta di tutta l’autorevolezza di cui è capace, e si lancia:

“Buongiorno! Mettetevi subito in fila per tre. Per favore lasciate gli zainetti nell’ingresso. Faremo prima un’oretta di laboratorio nel seminterrato e, quando sarete stanchi, le guide vi illustreranno il Museo”.

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