L'ALBERO DEGLI AQUILONI 

 

Racconti

 

“Quest’anno avremo una primavera speciale” dice papà Paolo a tutta la famiglia. “La piccola Maria infatti ha imparato a camminare e potrà scorazzare in giardino da sola. Per festeggiare prepareremo un semenzaio di alberi da frutto, ho messo da parte alcuni semi di nespolo, ciliegio, albicocco e pesco. Li faremo germogliare nel semenzaio e in primavera li pianteremo. Ogni bambino avrà un fratello albero da curare e col quale crescere insieme”.

Che bellezza! Maria, Fabiana e tutti i cuginetti sono entusiasti. Angelo e Fabiana scelgono ciliegie, Alessandro nespole e Claudia pesche. Lorenzo è indeciso. E Maria?

“Che albero vuoi, Maria?” le chiede mamma Annalisa.

Maria non ha esitazioni: “Abbelo aquiloni mio!”.

L’idea piace molto anche a Lorenzo che immediatamente afferra due semi a caso dal cestino. Ne dà uno alla cuginetta e l’altro lo tiene per se. “Aquiloni e aquiloni, si?”.

“Gli aquiloni non nascono sugli alberi”, interviene papà Paolo, “avete preso due semi di albicocco e avrete due alberi di albicocche, ok?”.

Lorenzo è incredulo, Maria si arrabbia: “NO! Abbelo aquiloni mio, OK?”

“Dove avrà visto un aquilone?” si chiede papà Paolo, “qui non ne abbiamo….”. Mamma Annalisa stringe le spalle. Misteri dei bambini. “…in ogni caso ci vorranno cinque o sei anni prima di vedere i frutti e i piccoli avranno tutto il tempo per chiarirsi le idee. Mettiamoci al lavoro”.

Il pomeriggio trascorre tranquillo. Papà Paolo incide i semi e ogni bambino sistema il suo seme nella terra, lo annaffia e lo ripone al calduccio.

Passano i giorni e ad un certo punto dal vasetto di Maria inizia a spuntare un piccolo germoglio.

“Veramente strano” pensa papà Paolo, “non mi aspettavo che germogliasse cosi presto, siamo ancora a gennaio…. sembra gracile, spero sopravviva…”.

“Sopravviverò, stanne certo” replica il germoglio tra sé e sé “ma guarda che tipo! Ero al buio e senza aria, ho fatto una faticaccia per bucare quel guscio duro sperando di trovare la luce e…. niente. Mi sono ritrovato ancora al buio e per di più estenuato per lo sforzo. Ma che crede? Per un seme nascere è difficile e ho passato dei momenti davvero brutti. Credevo proprio di non farcela e ho anche pianto un po’. Se non fosse stato per quella filastrocca…. come faceva? Ah si:

“Inizia il girotondo di natale

in tutto il mondo.

Una festa di pace e amore e

di regali fatti col cuore. ”

E’ stato allora che ho capito che non tutto era perduto e che forse dovevo spingere ancora un po’ verso su. Ho provato e…. sorpresa! Era tutto più morbido, tutto più facile. Ad un certo punto ho iniziato a percepire un chiarore e stamattina al mio risveglio mi sono ritrovato in un mondo tutto nuovo, pieno di luce, di colori, di profumi e di chiacchieratine di bimba piccola. Quelle le preferisco a tutto. E mentre mi sto godendo il mio successo arriva questo strano essere enorme e mi dice che sono gracile! Invece di star li a giudicare potrebbe anche mettermi una copertina, non vede che ho freddo? La terra è buia ma calduccia….. qui se non si fa qualcosa al più presto mi busco un malanno”.

Papà Paolo, ignaro del risentimento del germoglio, chiama a raccolta la famiglia: “Ehi, venite a vedere, è spuntato il germoglio di Maria!”.

Maria arriva di gran carriera “Io, io vedele!” strilla mentre si arrampica velocemente su una sedia, “Abbelo aquiloni, evviva!”.

A quelle parole il germoglio ha un piccolo fremito: “Eccola, la riconosco, è lei che mi ha salvato la vita. Com’è carina! E che vocetta cristallina… brrrr, se fossi un gatto farei le fusa… ma lei dice che sono un albero. Sono un albero di aquiloni! Com’è bello germogliare!”.

“Papà, l’abbelo ha fleddo! Metto golfino?” dice Maria a cui evidentemente non è sfuggito il piccolo fremito del germoglio. “Si, hai proprio ragione. Dobbiamo custodirlo meglio. Lo avvolgeremo con un leggero telo protettivo che lo ripari dalle correnti d’aria”. Detto questo, papà Paolo prende un telo da giardinaggio e lo sistema intorno al semenzaio. Poi la famiglia si allontana, ciascuno preso dai suoi affari.

 E cosi il germoglio, felice e appagato, resta solo e inizia a fantasticare.

“Come sono fortunato. E che bambina meravigliosa! Di certo è una principessa, forse anche una regina! Sono proprio innamorato. E che belle parole dice. Aquiloni. A Q U I L O N I. Io sono il suo albero di aquiloni e lei è la mia bambina. Ne sono onorato e ho un po’ di paura….. ne sarò degno? Mi sento un po’ inquieto… ho un vago ricordo che non riesco a focalizzare. Un ricordo antico…. ero ancora seme… forse c’era mio padre…. Si, ecco! Ora ricordo meglio: ero ancora seme all’interno di un frutto su un albero. Quell’albero era mio padre. Ma aveva un nome diverso però…. Mannaggia, non riesco a ricordare….

Basta, lei ha detto aquiloni e aquiloni saranno! Adesso bisogna pensare a crescere. Voglio diventare alto e robusto”.

E cosi giorno dopo giorno, chiacchieratine dopo chiacchieratine, filastrocche dopo filastrocche, la storia d’amore tra la piccola Maria e il suo germoglio prosegue senza intoppi.

Arriva primavera. La crescita del germoglio è stata davvero miracolosa. Ben nutrito dal suo stesso amore e dalle cure di Maria, è già diventato un piccolo alberello.

Papà Paolo è stupefatto. “Bisogna interrarlo al più presto” dice, “lo faremo domenica prossima insieme ai cuginetti”.

E finalmente giunge il gran giorno. Il momento è solenne, papà Paolo ha già fatto le buche in giardino e i bambini si apprestano a sistemare i propri germogli. Il nostro alberello, ammirato da tutti e confuso ed emozionato per i complimenti ricevuti, fa un lungo sospiro di sollievo.

“Finalmente terra!” pensa, “e in che abbondanza! Com’è dolce sentirla ricoprire cosi delicatamente le mie radici doloranti. Adesso si’ che potranno espandersi al meglio! Finalmente casa! Io crescerò qui e anche la mia bambina crescerà. Saremo felici per sempre”.

Il lavoro è terminato e il giovane frutteto pare illuminare tutto il giardino. La piccola Maria saluta il suo alberello “Ciao, stai bene, si? Adesso fai aquiloni, ok?”.

Maggio giunge accolto da un piccolo bocciolo. “Non è possibile!” dice papà Paolo “posso a stento comprendere la crescita veloce, ma un fiore! Se c’è un fiore ci sarà il frutto…. è imbarazzante, ma a questo punto mi chiedo se sarà un’ albicocca…. Insomma o io sto sognando o questo albero è fatato!”.

L’albero non risponde, è troppo impegnato a dare energia e nutrimento al primo regalo che farà alla sua bambina. E a fantasticare sul momento in cui potrà librare nel cielo il suo piccolo aquilone….

Sarà agosto a fugare ogni dubbio. Il frutto è tondo, vellutato e di colore arancione. Un bellissimo arancione albicocca.

“Ma che bella albicocca sta maturando su questo magico alberello!” esclama papà Paolo con un certo sollievo.

A queste parole il povero albero va in confusione “Albicocca? Ma che dice? Il mio frutto non è un aquilone? Oh povero me, come sono disperato. La mia bambina non mi vorrà più, la deluderò e lei non mi perdonerà. Me infelice, cosa ne sarà della mia vita?” E si mette a piangere sconsolato. Le sue lacrime bagnano l’albicocca che inizia a colorarsi sempre di più, cosi che quando arrivano mamma Annalisa e la piccola Maria, è già matura al punto giusto.

“Su, Maria, mangia la tua prima albicocca” dice mamma Annalisa. L’albero trema, ma la piccola Maria non sembra affatto turbata. Afferra felice la sua albicocca e le da un bel morso “Uhmmm buona!” dice “ che bello, grazie albero, poi me ne dai ancora, eh?”.

L’albero resta di stucco. “ Ma come, non è arrabbiata con me? E le piacciono le mie albicocche? Devo avere le traveggole e… accidenti, ho di nuovo quel ricordo… ma certo, mio padre era un albicocco! Ed io sono un albero di albicocche. Come ho potuto dimenticare? L’amore mi ha nutrito e mi fatto crescere rigoglioso ma la natura non si può cambiare. Neanche per amore”. Con queste considerazioni il nostro alberello si rasserena e finalmente si riposa, lasciandosi tranquillamente inondare dalla sua nuova coscienza di essere un dignitosissimo albero di albicocche, e proprio per questo meritevole dell’amore sincero di una bimba che lo ha accettato per quello che è.   

“Mamma! E gli aquiloni?” chiede Maria. “Gli aquiloni non nascono sugli alberi” risponde mamma Annalisa, “andiamo, papà ti ha preparato una sorpresa, costruiremo insieme un bell’aquilone colorato, ti va?”.

“Si si si!” risponde Maria, “Ciao albero, ci vediamo domani”. E si allontana saltellando.

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